Associazione degli Italianisti Sezione Didattica ADI-SD sul DM29/2026
Con il DM 29/2026 reso noto il 9 marzo si porta a compimento una riforma che contrasta esplicitamente con l'intera e complessiva interlocuzione che molte associazioni, fra cui la nostra, hanno avuto, negli ultimi 20 anni con il Ministero e di cui ricorderemo, per amor di sintesi, solo i momenti iniziali e finali.
In via preliminare, sarà opportuno un richiamo per punti degli aspetti centrali della discussione sulla riforma degli ordinamenti a cui l'Associazione degli Italianisti ha partecipato fin dal 2013 come capofila del progetto ministeriale “Compita. Le competenze dell'italiano”:
1. ruolo centrale della disciplina italiano nella formazione del cittadino e, dunque, necessità di una prova di esame conclusiva comune per tutti gli ordini di scuola;
2. adeguata definizione della competenza della disciplina “italiano” che individui con precisione le prerogative disciplinari alla sua base;
3. necessità di una visione integrata di educazione linguistica e letteraria per garantire un'azione efficace contro l'analfabetismo funzionale;
4. condivisione di un profilo di docente in ingresso e organizzazione della formazione permanente dei docenti in armonia con la revisione degli statuti disciplinari universitari.
La trasformazione nei tecnici del profilo della materia “italiano” che perde qualsiasi rapporto con l’educazione letteraria compromette la centralità della competenza di espressione come requisito fondamentale del cittadino (la prima delle competenze chiave europee: “competenza alfabetica funzionale”), e inficia, in prospettiva, la possibilità di una prova comune che la riguardi al termine del percorso di istruzione secondaria reintroducendo, di fatto, un doppio binario.
La definizione di competenza che emerge dal DM 29 si appella a un concetto vago di interdisciplinarità che non tiene conto della riflessione scientifica in tale ambito: la proprietà trasversale delle competenze è, infatti, connessa alle peculiarità dei diversi ambiti disciplinari come segnalavano le Indicazioni Nazionali 2012 individuando le “discipline cardine”.
Nel triennio 2013-2016 ADI-SD partecipò al già menzionato progetto COMPITA, ideato per accompagnare la riforma degli ordinamenti elaborando una descrizione della “competenza letteraria” che intendeva illustrare gli aspetti della competenza sviluppata nell’ambito della materia “italiano”. Il costante dialogo con gli ambiti scientifici universitari ha in questi anni approfondito gli aspetti caratterizzanti della competenza in italiano portando a un primo importante momento di presentazione pubblica in occasione degli “Stati generali dell'educazione linguistica e letteraria” (Roma il 30 e 31 ottobre 2025), le cui riflessioni sono state oggetto della conferenza stampa tenuta nella sala “Caduti di Nassirya” del Senato della Repubblica il 20 novembre 2025.
Di tutto questo il DM 29 non tiene nessun conto nel momento in cui cancella, nella definizione della materia di insegnamento, l'educazione letteraria dai tecnici così come è stato fatto per il secondo biennio e l’ultimo anno dei professionali. L'interdisciplinarità necessita di una precisa e adeguata definizione delle differenti aree disciplinari che, al contrario, perdono ogni specificità nell'invito a una “programmazione per unità di apprendimento”: assorbire in un'unica categoria di “Scienze sperimentali” insegnamenti diversissimi come Scienze della terra, Biologia, Chimica e Fisica – per fare un esempio di ambito differente da quello che rappresentiamo – significa rinunciare a una seria definizione di competenza che non può prescindere da una chiara individuazione delle classi di concorso che devono svilupparla.
Ricordiamo infine che nessun “rafforzamento” delle competenze può avvenire in presenza di tagli strutturali al monte ore complessivo, con il paradosso che una scuola costruita su un ampio utilizzo di ore laboratoriali presenterebbe un monte orario complessivo pari o in alcuni casi inferiore a quello dei licei. È paradossale che in questo caso l’uso dei fondi PNRR, cioè un investimento di denaro pubblico volto a migliorare l’offerta formativa, porti, viceversa, al taglio sensibile della pubblica istruzione.
____________________________________________________________________________
