08/09/22

Sessione ADI didattica al congresso ADI: collegamento da remoto e validità formativa

 I panel ADIsd del Congresso di Foggia “Scenari del conflitto e impegno civile nella letteratura italiana” (XXV Congresso ADI), 

che si terranno VENERDI' 16 SETTEMBRE

possono essere seguiti da remoto (ZOOM)  e valgono come formazione perchè inseriti nella piattaforma SOFIA. 

S.O.F.I.A.: id. 70206; edizione: 112074

link: 

https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_1ycz1hImSeuXXF5_pkTgYw

SESSIONE MATTUTINA

Ven 16/9, ore 9.00-11, aula 7

NARRARE IL CONFLITTO: DIARI, RACCONTI E LETTERE

Coordinano: ELISABETTA MENETTI (Università di Modena e Reggio Emilia); CRISTINA NESI (INDIRE e ADI-sd Toscana) - Discussant: ELISABETTA MENETTI (Università di Modena e Reggio Emilia)

MARCELLO FOIS (scrittore, sceneggiatore, saggista), Edmondo De Amicis e Silvio D’Arzo, due narratori a confronto sul tema del conflitto

Il tamburino sardo, racconto mensile di Cuore, e Casa d’altri, racconto di Silvio D’Arzo rappresentano due modi diversi di raccontare il coraggio, l’abnegazione e la solitudine di ogni individuo nei conflitti dell’esistenza. La forma breve del racconto getta una luce tagliente sull’esistenza delle persone, sulle generazioni e sui destini personali. E così un bambino troppo giovane per fare la guerra e una donna matura ma non così anziana per rinunciare a vivere si incontrano sul crinale della rappresentazione della sofferenza da due latitudini storiche differenti in cui le reali condizioni esistenziali della prima guerra di indipendenza e del dopoguerra del secondo conflitto mondiale raccontano due secoli cruciali della nostra letteratura.

NICOLA BONAZZI (Università di Bologna), Scrittura, amore, guerra: due racconti di Antonio Meluschi e Renata Viganò a confronto 

Nel 1976 escono, presso l’editore Vangelista di Milano, specializzato in testi dedicati alla Resistenza, due volumi di racconti, uno di Renata Viganò e uno di Antonio Meluschi. I due sono marito e moglie, hanno entrambi un’importante esperienza resistenziale alle spalle (che ha connotato l’intero loro percorso letterario) e questo è, sia per l’uno che per l’altro, l’ultimo libro (la Viganò muore nello stesso ‘76 e Meluschi l’anno successivo). Mettere in relazione due dei loro racconti significa non solo confrontare due diverse cifre stilistiche, ma anche misurarsi con uno stretto rapporto umano, affettivo e intellettuale.

CLAUDIA CORREGGI (ADISD Reggio Emilia), Calvino vs Gruppo 63. Tradizione e avanguardia in campo 

A partire dal debutto del Gruppo 63 a Palermo, un’atmosfera satura di tensioni tradisce lo stato conflittuale del momento, se non il segnale di una vera e propria lotta per il potere, attraverso un graduale percorso di avvicendamento nel campo letterario. È inevitabile che le prese di posizione di quella che è stata definita “una confederazione generazionale”, già da tempo attiva attraverso una vivace rete di relazioni e scambi tra i diversi ambiti artistici, vadano a confliggere con la cautela espressa da parte di Calvino verso gli esiti della neoavanguardia. Lo scontro si colloca in uno snodo cruciale della poetica dell’autore, proprio negli anni in cui vi si cominciano a palesare strategie metanarrative, allusive, combinatorie, tracce germinali del postmoderno, di cui sono testimonianze i racconti di Marcovaldo.

CORRADO CONFALONIERI (Università di Parma), Il Gadda di Gifuni tra guerra, storia e filosofia della storia

L’intervento si propone di mostrare come l’adattamento dei testi gaddiani compiuto da Gifuni per lo spettacolo L’ingegner Gadda va alla guerra costruisca un rapporto non scontato di causa-effetto tra la “ferita originaria” (così Gifuni) testimoniata dai diari giovanili e gli esiti stilistici e speculativi di Eros e Priapo. Sulla base di questa interpretazione teatrale, l’opera di Gadda rivela un valore più apertamente storico-politico: tenendo conto del fatto che Gifuni non aggiunge alcuna parola ma piuttosto agisce per selezione e sottrazione, viene messa in luce non solo la capacità dell’opera di Gadda di adattarsi con facilità all’ultima fase del cosiddetto “ventennio berlusconiano” in cui lo spettacolo è stato pensato, ma anche la possibilità di leggervi una filosofia della storia che trascende l’attacco a un singolo bersaglio (Mussolini prima, Berlusconi poi) e contesta la funzione dell’individuo cosmico-storico per smuovere il processo della storia dalla “gora del divenire”.

ANNA RITA MIGLIORELLI (ADISD Lazio), Due capolavori a confronto: Il muro di Jean Paul Sartre e Un altro muro di Beppe Fenoglio

Alcuni elementi della trama e della struttura del racconto “Il muro” di Sartre, il cui scenario è quello della guerra civile spagnola, sono ripresi ma ricodificati nel racconto “Un altro muro” di Fenoglio, che ha come sfondo lo scontro tra partigiani e repubblichini: nuova l’istanza narrativa, diversi il numero dei personaggi, i loro ruoli e il momento storico. Per quanto riguarda il contenuto filosofico, è noto che Fenoglio, grazie alle lezioni del suo professore Pietro Chiodi, ha subito il fascino della filosofia esistenzialista, soprattutto di Kierkegaard e Heidegger. Dal confronto tra i due racconti emerge in quello di Fenoglio una visione della vita e della morte diversamente problematica - e, forse, più suggestiva di quella di Sartre - in cui i classici della letteratura anche greca hanno lasciato la loro impronta.

MARIA GRAZIA ONIDA (Istituto Professionale-Tecnico “Casagrande-Cesi”, Terni), EMANUELA VALENTINI ALBANELLI (Ipseoasc “G. de Carolis”, Spoleto), CAMILLA MARIANI ZUCCHI (Liceo “Sansi-Leonardi-Volta”, Spoleto; Referente ADI-sd Umbria): Giorgio e Nicola Pressburger e le Storie dall’Ottavo distretto (Einaudi 1986)

Natalia Ginzburg in una lettera ‘einaudiana’ (Roma, 19 ottobre 1982) a Giorgio Pressburger (Budapest 1937 – Trieste 2017), sebbene avesse individuato alcune imperfezioni di stile nella prosa italiana, aveva scritto di apprezzare molto i racconti (‘sono belli, secondo me’). Nelle Storie dall'Ottavo distretto, pubblicate pochi anni dopo, i gemelli Pressburger fanno rivivere luoghi e persone del ghetto di Budapest, prima e dopo la Shoah. Nel racconto “Il Tempio” si vive la trasformazione di un luogo di culto in un nascondiglio per i bambini, incapaci in quel momento di comprendere la tragedia che la Comunità sta vivendo. Nei “Sette innamorati”, la grande Storia viene vissuta attraverso il racconto degli amori di Ilona Weiss. Il ricordo di persone e luoghi, da personale diventa corale, la testimonianza di una comunità la cui vita viene sconvolta, a dieci anni di distanza, dai due grandi totalitarismi.

h 11.00-12.00, aula 7

 IL CONFLITTO VITALE: LA LETTERATURA ESPRESSIONE DELL’UMANESIMO CIVILE  1)

Coordinano: Stefano Rossetti (ADI-sd Piemonte); Annalisa Nacinovich (Vicepresidente ADI-sd) Discussant: LUISA MIRONE (Liceo “Archimede”, Acireale)

ANTONELLA CIOCE (LICEO “BIANCHI DOTTULA”, BARI, Adisd Puglia: CORPO A CORPO CON LA PAROLA nel tempo della sua dematerializzazione.

Nell’epoca della dematerializzazione digitale e dell’accelerazione a cui cognizione e comunicazione sono sottoposte, si è inaugurata un’era che potremmo definire della volatilità del segno, assai diversa dalla leggerezza e rapidità di cui parla Italo Calvino, con conseguenze sulla relazione col mondo sia in termini cognitivi che in quelli interpersonali e civili. Quale bisogno di parola anima i nostri giovani e quale potrebbe essere alimentato dalla letteratura? Come “contrabbandare” – per usare una espressione di R. Luperini – il corpo della parola, quella scritta e ponderata, quella creativa e poetica, di lunga durata e foriera più di domande che di risposte, nel territorio studentesco, in un tempo in cui, malgrado l’abuso di parole, si rischia l’afasia dell’umano? Quali direzioni intraprendere per trasformare la crisi in kairós?

GABRIELE CINGOLANI (Liceo “Leopardi” di Recanati), “Guerra è sempre”: lo studio dei conflitti a scuola in un mondo in conflitto

La proposta nasce dall’esperienza in due quinte, nelle quali si sono affrontati i conflitti europei del Novecento fra storia e letteratura, proprio mentre in Europa si innescava un nuovo devastante conflitto. La difficoltà a far dialogare, su un tema così stringente, storia e presente è un dato di partenza ineliminabile, che fa emergere i limiti di una didattica delle discipline umanistiche ancora incapace di sfruttare la prospettiva straniante della distanza come strumento per cogliere i nodichiave dell’esistenza, del rapporto fra individuale e collettivo, della stessa presenza umana sulla Terra ora e qui. Il lavoro per superare questa distanza, e portare il lavoro scolastico più vicino a quei nodi, deve riguardare tutti gli aspetti dell’insegnamento umanistico, ma anche dell’organizzazione didattica e della riflessione pedagogica: in questo senso, alcuni snodi paradigmatici della vicenda storica novecentesca rappresenta un campo di lavoro imprescindibile.

LAURA DIAFANI (Liceo scientifico “Amedeo Savoia Duca d’Aosta” di Pistoia), Il racconto delle guerre d’Italia attraverso le lettere di Pietro Bembo e di Bernardo Tasso nel manuale di Leopardi: riflessioni per la didattica e la manualistica letteraria

L’intervento muove da uno studio di caso, per sollecitare riflessioni sulla Didattica della Lingua e della letteratura italiana e sul tema, ad esso strettamente connesso, della manualistica letteratura: il racconto di un grande trauma bellico d’Italia (le guerre tra Carlo V e Francesco di Valois e il sacco di Roma) attraverso le lettere di Pietro Bembo e di Bernardo Tasso, nel montaggio che ne fece Giacomo Leopardi per il suo manuale scolastico di prosa italiana trecento anni dopo (Crestomazia della prosa). Due le implicazioni di didattica e manualistica della Lingua e della Letteratura italiana, negli aspetti che oggi appaiono più urgenti: riflettere sulle forme di scrittura che nella letteratura del XXI secolo sono andate a sostituire l’epistolografia e sulla loro così diversa retorica e linguistica (l’italiano digitato di email, messaggi e post); ragionare sulle antologie letterarie scolastiche e sulla loro potenzialità nell’affinare le conoscenze storiche e nel rappresentare la complessità della storia, riuscendo a rivelare l’immanenza del passato nel presente, e la costante della condizione umana di fronte ai grandi choc collettivi.

MAGDA RONZINO (Liceo Classico, Scienze Umane e Musicale “A. Casardi” di Barletta), Strategie per un apprendimento efficace dei “Promessi sposi” in una classe II di primo biennio: “buone pratiche”, opportunità, spunti di riflessione

Una delle sfide più significative e urgenti dell’insegnamento competente dell’italiano è quella di creare un “canale” attraverso cui far pervenire con entusiasmo ai nostri alunni i grandi contenuti della letteratura, evitando, peraltro, di snaturare il senso originario del testo e delle intenzioni autoriali. L'intervento si pone l’obiettivo di illustrare, secondo un approccio il più possibile volutamente pratico e sulla base di metodologie didattiche diversificate, agganciate al vissuto adolescenziale e sempre cooperative, il percorso annuale di apprendimento di un testo ritenuto dagli alunni a inizio anno tra i più ostici e “altro da sé” come i “Promessi sposi” in una classe II di primo biennio della secondaria di II grado.

SESSIONE POMERIDIANA

Ven 16/9 ore 14.15-15.15 Aula 7 

IL CONFLITTO VITALE: LA LETTERATURA ESPRESSIONE DELL’UMANESIMO CIVILE 2)

 Coordinano: STEFANO ROSSETTI (ADI-sd Piemonte); ANNALISA NACINOVICH (Vicepresidente ADIsd) Discussant: LUISA MIRONE (Liceo “Archimede”, Acireale)


STEFANO ROSSETTI (ADI-sd Piemonte), METAFORE DEL CONFLITTO Perché la letteratura contrasta gli stereotipi dei media

A partire dalla lettura di una pagina di G. Lakoff e M. Johnson, la relazione evidenzia alcuni topoi della rappresentazione del conflitto in due ambiti dell’esperienza culturale contemporanea particolarmente rilevanti nel percorso formativo delle giovani generazioni: - lo studio della letteratura, osservato attraverso l’opera di alcuni fra i maggiori scrittori della tradizione - la realtà dei media, di cui si analizza la tendenza a creare e promuovere il conflitto come cornice del discorso, e come elemento di attrazione per il pubblico Dall’incontro fra queste due dimensioni può scaturire una maggiore consapevolezza nello spettatore/ produttore di messaggi visivi, e un utilizzo critico degli strumenti tecnologici.

SIMONE INVERNIZZI (Liceo “Primo Levi” di San Donato Milanese; ADI-SD Lombardia), Attualità di Pasolini scrittore corsaro

Quanto è attuale Pasolini oggi? Ha ancora qualcosa da dirci? È ancora possibile leggere un’opera così radicata negli anni Settanta come gli Scritti corsari? Il percorso per rispondere a queste domande permetterà di seguire lo sviluppo del pensiero di Pasolini dal dopoguerra agli anni Settanta, mostrando in che modo gli strumenti del letterato gli hanno consentito di interagire con le vicende del suo tempo e di cogliere i profondi cambiamenti in atto nella società italiana. La “letteratura dell’impegno” degli anni Cinquanta viene messa in crisi dalla frattura storica prodotta dal boom ecomico e Pasolini deve cercare altre forme e altri linguaggi per raggiungere i suoi lettori. In secondo luogo, si cercherà di mostrare come sia possibile offrire una rilettura dell’opera di Pasolini alla luce delle problematiche del nostro presente, instaurando un dialogo con l’autore che ne colga i punti vitali e quelli ormai superati.

MARIA LAURA SIMEONE (IIS “S. Rampone” – Benevento) Le armi e gli amori. Una proposta per un’antologia scolastica

L'intervento si propone di illustrare l'idea di un progetto antologico per le classi quinte della secondaria di II grado. Un volume che vuole essere uno strumento, per docenti e studenti, utile per la preparazione all’esame di Stato, ma in un senso più ampio di educazione ai valori etici, civili, richiesti a una scuola che vuole davvero puntare al futuro guardando al passato. I programmi didattici sono ancora, troppo spesso, legati a schemi vetusti, che non hanno più niente da dire alle ragazze e ai ragazzi di oggi. La nostra letteratura è, al contrario, piena di romanzi memorabili, in cui gli studenti possono ritrovare atteggiamenti, paure, desideri e speranze.

MARIA LAURA VANORIO (liceo “A. Labriola”, Napoli), Il docente “antenna e gambero”: proposta per un percorso didattico su Historiae di Antonella Anedda

L’insegnamento della letteratura pone oggi sempre più domande; a quelle sul canone, sul rapporto tra antico e moderno, si aggiunge oggi la necessità di fornire una risposta etica che parli del presente. Il docente è chiamato allora a farsi ‘antenna’, ovvero, deve essere in grado di captare i segnali dell’immaginario in cui sono immersi i suoi allievi per poter per incanalare gli aspetti più vitali e significativi di quel particolare testo letterario all’interno di una diversa cornice di segni e simboli. Deve, però, sapersi fare anche ‘gambero’: dopo aver indirizzato per un tratto il testo verso l’allievo, deve percorrere anche il sentiero a ritroso, introducendo il nuovo lettore all’interno dell’immaginario del testo scelto, con tutti gli strumenti ‘filologici’. In quest’ottica è stato pensato un percorso per una seconda classe di scuola superiore a partire da alcune poesie della raccolta Historiae di Antonella Anedda.


h 15.15-16.50 

LUOGHI E TEMPI DI CONFLITTO E DI CONFINE LA PERMEABILITÀ DEL LIMES E IL “PLURIVERSO” DEL MEDITERRANEO 

Coordinano: GINA CAVONE (ADI-sd Puglia); ADRIANA PASSIONE (ADI-sd Campania) Discussant: MAGDA INDIVERI (Liceo “Galvani” di Bologna)


MARIA GABRIELLA CIAMPA – FRANCA MERCURIO (I.I.S. Giustino Fortunato di Rionero in Vulture), Mediterraneo: dialogo a più voci per una didattica interculturale

Il Mediterraneo sfugge ad una definizione univoca per il suo carattere di pluralità. Il miglior modo per poter di comprendere la sua essenza è mettersi all’ascolto delle voci dei tanti cantori lontani e vicini nel tempo e nello spazio, classici e moderni. Il Mare Nostrum è il mare della storia, del mito e della memoria. È un lungo racconto di vissuti e di tessiture esistenziali, una vivace ἀγορά dove nulla è scontato e tutto è conquista sofferta. Il presente percorso intende offrire spunti di riflessione utili a comprendere il valore della diversità delle culture e dei modi di vivere delle civiltà che hanno abitato questo mare, ieri come oggi, per la realizzazione di una κοινὴ culturale preziosa quanto mai necessaria di fronte alle sfide interculturali della contemporaneità.

GIUDITTA GROSSO (Liceo “Vittorio Emanuele II-Garibaldi” Napoli) - MARIA ELENA LANDI (Liceo “A. Genovesi” Napoli), Napoli, ovvero la permeabilità del limes tra mondo di sopra e mondo di sotto

Napoli è di per sé una città ambigua, una città “porosa” e permeabile che incarna la natura più profonda della civiltà mediterranea, in cui il mondo di sopra chiede al mondo di sotto di dare risposte che possano placarne i conflitti, in un continuo dialogo tra uomini e anime. Il contributo intende presentare un percorso didattico tra Storia dell’Arte e Letteratura rivolto ad una classe del triennio liceale. Il modulo artistico prevede lo studio dei luoghi paradigma del Sottosopra napoletano protagonisti di opere letterarie, spaziando da Palazzo Donn’Anna a Posillipo al Rione Sanità. Il modulo letterario si sofferma su alcuni autori che hanno dato voce a questa doppia anima di Napoli, autori i cui testi ci parlano dell’immersione nella dimensione ctonia e sottomarina come unico modo, forse, per approdare alla ricerca di un senso. Dalle pagine di E. Rea, D. Rea, La Capria, De Luca e Arena emerge un’immagine della città lontana dalla oleografia, in cui “Napoli è deinós, spaventevole e stupenda insieme” (R. La Capria, L’occhio di Napoli), fatta della materia- mater del suo sottosuolo che, diventando spazio urbano, rende perennemente aperta la comunicazione tra il sotto e il sopra.

RITA CEGLIE (ADI-sd Bari), Il sentimento della frontiera in Vittorio Sereni: il colloquio con le umbrae come superamento dei conflitti interiori

Frontiera, il titolo della prima raccolta di Sereni, “può essere letto come una delle metafore principali e ricorrenti dell’itinerario sereniano: frontiera dapprima sentita come limite, come barriera imprigionante eppure aperta, da cui ci si protende verso un al di là, poi definitivamente superata dalla guerra, ma risorgente sotto altre spoglie nelle delusioni del dopo guerra”( R. Paganelli). Le liriche di Frontiera (1941), ove la guerra era stata sentita e prevista, privilegiano le apparizioni silenziose a cui il poeta si rivolge in seconda persona (Strada di Zenna), ma nel Diario d’Algeria (1947), ove la guerra viene vissuta, comincia a delinearsi la presenza di un doppio discorso – con sé stesso e con l’altro; il dialogo con l’altro, spesso con le “umbrae”, diventa, con sempre maggiore evidenza, un’occasione di dialogo con se stesso, portando alla luce i conflitti nascosti nelle profondità della psiche (Non si sa più nulla, è alto sulle ali). Nelle liriche raccolte ne Gli strumenti umani (composte tra il 1945 e il 1965), è la storia che fa emergere contenuti differenti, conflitti e ferite non rimarginate, la cui soluzione per Sereni sarebbe quella affrontata già nelle prime raccolte: il dialogo con le visioni ( Ancora sulla strada di Zenna e La spiaggia).

MARINA CORDELLA (Liceo “A. Scacchi” Bari), Anna Santoliquido: “anima mundi” custode della memoria e promotrice del dialogo

L' intervento intende inoltrarsi tra le pieghe dell’anima poetica di Anna Santoliquido (privilegiando testi dalle sillogi I figli della terra, Bucarest e Città fucilata), voce tra le più suadenti del nostro tempo, donna di multiforme ingegno, navigatrice esperta ed audace nel “mare magnum” dell’operosità letteraria [...], poetessa raffinata e sensibile [...], operatrice intellettuale in senso pieno, che, da sempre lungimirante ma al contempo custode della memoria, ha il merito di concepire la poesia come luogo di convergenza e di confronto dialogico tra mondi diversi, nel segno della convivenza multiculturale e pacifica tra singoli e tra popoli. La parola poetica è per lei chiamata a svolgere un ruolo d’impegno altamente civile, è sorgente di speranza e consolazione, è un momento privilegiato dell’esistenza. Contro gli orrori della guerra e la disumana distruzione di una civiltà, si schierano in particolare, le già citate Bucarest e Città fucilata. Dal suo “parlar figurato” (Nicola De Matteo), affiorano in una gemmazione di simboli evocativi, leitmotiv che si sposano, a mio avviso, con il tema del PANEL 52: il potere della scrittura di esorcizzare il dolore, la salvaguardia della memoria, la saggezza atavica delle madri e dei padri dalle “mani nodose” del mondo contadino, l’erranza, lo sradicamento, la migrazione, la tensione filantropica verso l’altro e l’altrove, la promozione del superamento di ogni conflitto, l’esigenza di riconoscersi come identità in costante relazione. I temi declinati hanno radice nel mondo della vita, sono legati alla sensibilità e al senso comune dei giovani studenti, e possono rivestire una forte valenza didattica, formativa e culturale, favorendo consapevolezza, orientamento, responsabilità delle scelte.

MATTEO BENSI (ADI-sd Empoli), L’eterno ritorno del mito. Cesare Pavese in dialogo con Ernesto De Martino

«Da Sisifo, che incatenò il fanciullo Tànatos, a Glauco che nutriva i cavalli con uomini vivi, la nostra stirpe ne ha violati di confini. Sulla terra ormai fatta pietosa si dovrebbe invecchiare tranquilli». (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Biblioteca Adelphi, Milano 2021, p. 38.) Del mondo eroico, di quei destini, non rimane nulla se non i sogni e i miti. Il mito è un paradigma che si ripete, ritorna eternamente e si risemantizza alimentandosi dei desideri e del bisogno interpretativo del presente che lo interroga. I dialoghi con Leucò di Pavese, come il mondo magico di De Martino, sono scritti dell’anno zero della storia. Quando la storia si riapre, dopo il secondo conflitto mondiale, e si rivelano terribili l’eredità e il fine, allora acquisisce un nuovo senso riaprire scenari sul passato arcaico dell’uomo, tornare al mito - alla koiné del mito - fuggendo dalle divisioni della storia e della guerra. Questo contributo cercherà di riflettere sulla particolare concezione del confine tra il mondo primitivo del mito e il presente dell’autore che si rintraccia nell’opera Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese e nel dialogo tra quest’ultimo e l’antropologo Ernesto De Martino.

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